lunedì 11 settembre 2017

Magnetofono cittadino/50

COME RIDGE... A VOLTE RITORNO
3 anni di silenzio (colpevole?)

Foto da un coraggioso sito web
con ottima funzionalità digestiva
Sono successe tante cose in questi tre anni, in cui vi avevo lasciato su un treno dove origliavo arrivavano fantasiose boiate. Ma ora - dopo tre traslochi, la conquista di un fidanzato coraggioso, la convivenza con un gatto più furbo di me, l'inizio e la sopravvivenza all'insegnamento, l'inizio e la fine di un lavoro, tante strette di mano e qualche sputo (immaginario, purtroppo) - ci siamo! Perché l'evento è ghiotto e hot, anche se ormai dovete cancellare i bei racconti di avance di gran classe. Ho notato che le avance arrivano ancora, ma c'è qualcosa di patetico come Ridge in queste ultime puntate di Beautiful - che poi, a dirla tutta, sulle mascelle che bucano la pelle non c'è granché da dire, è un chiaro effetto collaterale della slinguazzata con balde giovani con quarant'anni meno di lui e molta più prestanza fisica; ok su quello taccio, quindi, ma sui vestiti...! Ma forse questa foto è stata scattata a Coachella?!
Ecco, allora immaginatemi così: come una Brooke un po' più invecchiata (ma non ingrigita), con uno sguardo ancora più divertito da quel che vedo (c'è pieno di Ridge, che credete?), lo stesso sorriso di prima (una o due carie in più). 

IN VIAGGIO CON L'OSPITE D'ODORE

Lost in PP (Pianura Padana)
Ci siamo. Immaginate una domenica pomeriggio, sul tardi, di fine estate: tempo bigio in Pianura Padana, l'abbronzatura (poca) che inizia a prendere il colore di tendone della nonna lavato con troppo Dash, la polenta e spezzatini della mamma (avete mai notato quanto l'apporto di kcal delle mamme viaggi di pari passo con le previsioni? Ma quest'anno è iniziato ben presto, con 25° buoni...). Mi sono traslata fino alla macchina con la classica andatura sicura di chi ha tacchi tanto alti da fare testamento ad ogni passo (peccato  che io avevo le sneaker e in testamento posso lasciare solo qualche quintale di libri e un gatto, e il Magnetofono, ovvio). 

Insomma, in qualche modo salgo sulla macchina, lasciata volutamente con i finestrini abbassati per prendere aria e ritemprarsi dopo i bagni di afa padana, saluto che neanche Kate e parto.
Sono persa in una cantatina a squarciagola di Tiziano Ferro, strumento che tiene a distanza le altre macchine come neanche il cruise control più sofisticato sa fare, penso alle buche che sulla statale impegnerebbero anche Hamilton, quando l'occhio cade sul finestrino semichiuso, lato guida. Una macchietta scura ha invaso il mio campo visivo, una macchietta che si muove e sembra risalire il vetro, impavida e imprudente, ma la superficie è scivolosa, provo a dire alla macchietta di stare lì ferma immobile, di non fare un passo oltre, e invece... tac, la macchietta cade rovinosamente e dal rumore incazzato si rivela per quello che è: un cimice! (Lo so, forse dovrei dire la cimice, femminile, ma mia nonna diceva sempre che "il cimice" è noioso come i maschi quando hanno fame, da lì scusate ma mi trovo d'accordo e per me la cimice è maschio).

martedì 8 luglio 2014

Magnetofono milanese/49

Strade ferrate e finestrini  che piangono terra
(no, non è un miracolo) #Milano-Pavia

Ci sono cose che volentieri ti eviteresti, come una birra sgasata mentre l'Italia perde ai mondiali, o un perizoma di pizzo nero sotto un vestito trasparente a un matrimonio di ipercattolici. Insomma, non facciamola tanto grave. Certe conversazioni in treno vorresti proprio evitare di sentirle però, perché già si rischiano trombe d'aria in Pianura Padana, poi avrai pure qualche legge di Murphy verificata, o una tassa più indigesta delle altre, no?! O un sogno erotico con cui trastullarti (vi giuro che il verbo esiste!)...

A volte non vuoi sentirle, le conversazioni, ma ti ci costringono con un tono di voce pari alla Callas in versione litigio telefonico. Così oggi questa ragazza decide non solo di occupare abbondantemente due sedili del regionale, ma anche di allietarci con una conversazione che non ha limiti (né di decibel né di scelta lessicale, ma...). Peccato aver perso l'inizio, ma immaginatevi questi cento e qualcosa chili portoricani che si alzano di colpo in piedi nel centro della carrozza e iniziano a declamare, stentorei. L'intelocutore? Il suo cobertor de orelha (che è l'amante, non un passamontagna con paraorecchie):

venerdì 2 maggio 2014

Magnetofono milanese/48

M3? Famolo strano


#Spotify, keep me away from Magnetofoni!
Lo so, lo so, qui il Magnetofono si era un po' fermato. Batterie scariche? No, anzi! Ma arrivare a Milano e iniziare a lavorare lì - sì, sì, ho detto "lavorare", sono uscita dalla percentuale dei disoccupati under 30! - vuol dire aprire bene le orecchie sui mezzi pubblici e lasciarsi letteralmente inondare dai magnetofoni. Risultato? Al Magnetofono è girata la testa per un po' di mesi, ma adesso apre la nuova sezione "magnetofono milanese", ancora più pazza di quella di prima (forse?! Boh, ditelo voi).

Per cominciare, ho pensato a una raccolta di "incontri del 25° tipo in metropolitana". Vi garba? E proviamoci, dai... [le foto sono fatte da me, prima o poi mi picchiano - e hanno ragione]...


"Uèèèè, che fa un caldo oggi..."
Come si ciabatta bene in M3
Non ci son più le mezze stagioni, e ne parlano anche le amiche di Ciabattine, è una cosa risaputa. Ma quando sei sui mezzi pubblici in questo periodo, ne vedi veramente di ogni, perché chi parte al mattino ha freddo, e poi andrà via via spogliandosi... Non tutti hanno voglia del classico "effetto cipolla", e allora in questi giorni scendo in M3 a Rogoredo e, mentre soffia un vento da turbine siberiano, un aitante cinquantenne ciabatta con classico passo da Rimini dopo otto ore di sabbia (e un bagno catramoso, e otto ore di disco, e otto cocktail minimo, e otto ore di... no vabbè, mica sono tutti Sting). Sta lì con le sue infradito, una borsa da mare con tanto di stuoia che straborda da un angolo, gli occhiali da sole e il normale color bianchiccio malato da aprile.
Mi guardo attorno: una signora settantenne scuote un po' la testa, ma ha troppo l'aria di chi scende a Montenapoleone per andare a chiedergli se è impazzito. Un manager si stringe nel suo Burberry di annata (del 2000 a occhio e croce, la crisi arriva per tutti) e un paio di studenti ridacchiano.
Comunque non c'è bisogno di chiedergli niente, ché parla lui a un povero inebetito di FS, sceso probabilmente dopo il turno di lavoro:
"Uèèèè, che fa un caldo oggi che vado all'Idroscalo, mi sciallo [sic!] in spiaggia e poi voglio vedere chi mi trova in ufficio!".
La prima immagine che mi viene in mente è quella dei grandi assenteisti di "Fantozzi subisce ancora": avete presente? Ecco:

giovedì 23 gennaio 2014

Magnetofono librario/47

Il Magnetofono è fermo da un po', ma solo perché i pochi neuroni sopravvissuti stanno percorrendo km su cuscinetti d'aria, come quei treni giapponesi... Vabbè, ok, cominciamo. Volevo sprecare qualche parola (sempre troppe) e spezzare una lancia a favore di chi, come noi su CriticaLetteraria, si fa in quattro per recensire gratuitamente online. Sto diventando menosa? No, è che non si immaginano i backstage. Anche noi come i ballerini di danza classica, abbiamo la nostra pece che sporca le scarpette di seta, e anche noi abbiamo gli alluci valghi per le ore in punta di piedi tra le pagine dei libri. Qualche volta abbiamo applausi che ci siamo meritati, qualche volta silenzio indifferente (ahi), e qualche volta riceviamo... fiori. Ed esco dalla metafora.

IL TUO LIBRO E' UNA CRISALIDE (SE NON SEI UN PROUST 2.0)
Gli autori 2.0 secondo me ogni tanto hanno bisogno di chiudere il pc, guardarsi intorno, tornare alle sane abitudini di una scop... scoperta colossale come il ses... Sestri Levante - La Spezia, che è un treno bellissimo e offre un sacco di ispirazioni. Attraverso i vetri dei finestrini infangati puoi davvero sognare di tutto, prendere appunti e... e soprattutto capire che esiste un mondo oltre il tuo libro che, se ti va bene, venderà qualche copia in più oltre la cerchia familiare, e anche se andrà bene bene morirà dopo i soliti tempi sempre più brevi del ciclo editoriale.
Invece no. Allora pensi ai Book Blogger, che spesso hanno competenze (se non li scegli a manciate casuali) e tanta passione: non glielo fa fare nessuno di recensirti, no? Sono energie e tempo impiegati - difficilmente sprecati. E fin qui tutto bene...
Quando il/la Book Blogger, specie se ha una faccia di m... mentina come la sottoscritta e una passione smodata per i viaggi, inizia a parlare con chiunque ai festival librari, la fine è vicina. E qui parte la mia storia.

giovedì 9 gennaio 2014

Magnetofono cittadino/ 46


Fuori 1... (self-made)
Mettiamola così: se l'anno nuovo dovesse promettere tutto quello che regala nei suoi primi giorni, ci sarebbero molti più suicidi. O molti più matrimoni, per poi andare a finire in altrettanti suicidi. Suicidi, insomma. Ti puoi dire benissimo "resisterò", "non farò quello che fanno tutti a Capodanno", ma alla fine cadrai anche tu (= io ma non lo dico a cuor leggero) negli oroscopi dell'anno, a incrociare il tuo segno e l'ascendente con quelli di un lui/lei (metto prima la mia preferenza, scusate) e vedere se qualche congiuntura astrale potrà mai favorire un'altra ben più soddisfacente congiuntura... 

Bene, quest'anno mi aspetto tanto, un po' perché ho fatto un trasloco difficile (facilissimo il trasloco, ma il problema è sempre che quello che stava tanto bene in una casa, non ci azzecca un fico secco nell'altra, per non parlare del resto, insomma), ho una beatitudine di pareti che non capisce che questi mesi pre-discussione di dottorato sono necessariamente vuoti (pieni della tesi, s'intende) e non mancano di ripetere quanto sono disoccupata, disoccupata, e rincarano: "Ma com'è che non ti sei sposata, a Sassari?"... Insomma, la risposta "sono diventata ermafrodita" non soddisfa nessuno, e un piccolo risarcimento o uno sconto del 50% sulla prossima tassa sull'aria respirata, immagino anche di essermelo meritato.

martedì 3 dicembre 2013

Magnetofono cittadino/45

Il mio quartiere ha senso dell'umorismo #Carbonazzi
"Noi donne sappiamo fare tutto": è una delle frasi che ho sentito ripetere in continuazione negli ultimi anni. Io non lo dico, perché mi sembra di ricadere in un pregiudizio al contrario, ma devo dire che faccio, faccio... Insomma, poi sul come lo faccio, dipende... Ci sono alcune cose che non farei mai, come andare dal meccanico, cambiare lampadine, scacciare ragni e altri insetti dalla casa, rovesciare i materassi (da sola, eh). Oggi ho finalmente semi-risolto una questione che mi preoccupava, uno di quei pensieri fissi che mi perseguitava prima di andare a dormire (sì, è un periodo senza grandi preoccupazioni): non una spada di Damocle, ma quattro bei pneumatici invernali che saranno il mio lasciapassare autostradale per rientrare in pianura dalla Sardegna tra un po'. 
Insomma, immaginatevi squattrinati, con un trasloco da fare dopo tre anni di saldi e libri accumulati, con una Clio del 1999 che non si trasformerà in una borsa di Mary Poppins (prima lo accetto e prima mi muovo a cercare i prezzi degli spedizionieri). Senza sommare quei pensieri nostalgici che presto diventeranno magnetofoni... Insomma, queste erano le premesse.

E oggi, agguerrita, truccata e ben sistemata, mi sono lanciata nell'impresa dei preventivi, con in mente le raccomandazioni di papà:
Ricordati, segna il tipo di pneumatico che hai già [...seguono indicazioni tecniche che ho già scordato su specifiche, ecc.] e poi vai bella sicura, eh? Con la stessa sicurezza di quando stai davanti a un libro, o ti fottono. 
Ricordi de 2009 - più a mio agio così
Cinismo? No, direi senso pratico. Scelgo un bel rossetto riflettente che trasformi le mie labbra in pseudo-pneumatici rosa acceso e scendo. A piedi. Perché? Perché ci sono almeno 10
/12 gradi, un sole da paura e sento che è meglio presentarsi a piedi, con la modestia della ragazza che ha bisogno di un consiglio. Giro un paio di posti senza segni particolari (tra cui il gommista  che vincerà il mio appalto, ma è un gommista noioso e non ne parlo). Poi arrivo al mitico (che non sceglierò perché costa  troppo - mi ha fatto divertire ma...). Si tratta di un grosso gommista che sta qui sulla circonvallazione, come se fosse una concessionaria gigantesca, bianca e anche pulita, qui e là rigata di gomma nera. Come entro, ci sono quattro gommisti alle prese con SUV elefanteschi e stanno ridacchiando. Non so di cosa, ma come mi vedono si zittiscono, uno si pulisce le mani sul suo sedere, approfittando per una auto-palpatina di controllo (c'è tutto, signore); l'altro va avanti non guardandomi; il terzo si finge al telefono e il quarto, il migliore, balza in quattro e quattr'otto verso il bancone degli attrezzi, si arrampica e gira il calendario di Playboy. Ma dietro alla gattina di dicembre c'è una vamp rossa di novembre, e allora abbatte il calendario sotto uno straccio sporco di grasso.

Poi scende, sospira e torna da me:
"Buongiorno, signorina. Le darei la mano, ma siamo qui dalle 8 a toccare gomme e non vorrei sporcarla. Oddio, meglio gomme che altro...".
Non pareva allusivo. E poi siamo sicuri che sarebbe davvero meglio? Forse per me e non per lui? Mah. Nel dubbio, abbozzo un sorrisino appena appena e gli spiego le mie esigenze con quel tono deciso da auto-marketing che mi ha raccomandato mio papà. E questo:
"Ho gomme per tutte le esigenze. Venga a vedere. O ha paura?".
"Scusi, e di che?" faccio io.
Lui fa un cenno verso il magazzino più scuro, lì dietro: 
"Sa, ci sono solo pile di gomme. Non so come si comportano le donne, gli uomini si esaltano, ma non vorrei che lei pensa (sic) che io la porto (sic) di là per...".
"... per vendermi un treno di gomme?" faccio io, per fermare il viscidone.
"No, no, quello ci sta, ma sa, ci scusi tutti, non siamo abituati a vedere donne da sole qui. Non se ne occupano loro". 
"Non si preoccupi. Se non è un problema, vorrei vedere le gomme e scegliere".
"Ma non ha un amico da mandare? Un vicino, un fidanzato, un marito?" e alza il sopracciglio.
"Cartelli di zona off-limits, non ne vedo" faccio io, ormai inquietata (non era mattina eh...). 
"No, ci manca. E' per lei, è un lavoro pericoloso, poi ci siamo noi uomini che si sa non siamo molto fini e manca addirittura un bagno per le donne".
"Grazie, ma sono qui da 5 minuti. Non ho problemi di incontinenza. Mi dà un po' di prezzi di listino?" cerco di mantenermi calma.
I prezzi sono alti. Poi mi fa un occhiolino e mi dice: 
"Potremmo comunque venirci incontro, perché Lei è una ragazza coraggiosa, è venuta fin qui da sola e questo va apprezzato. Oh, Robè, che prezzo possiamo fare alla signorina?" grida.
"Non lo so. Siamo noi a doverla pagare per averci portato un bel pensiero qui". 

Un "grazie" appena appena, e via. La mano, non gliel'ho data - ovvio! - e anzi mi sono stupita dei miei riflessi nello scappare da tanto... unto testosterone. 

{il vincitore dell'appalto è... il gommista più vicino a casa! Legge di Murphy, cvd, ma come avrei fatto altrimenti ad avere un magnetofono!?}

venerdì 29 novembre 2013

Magnetofono postale/44


Di cotanta speme






Tesi consegnata, e torna il Magnetofono. In questi mesi ha continuato a registrare eh, e stava quasi per finire i GB a disposizione. Magnetofono coi GB? 2.0. 
Ecco che cosa può capitare in una mattinata a Sassari. Avevo un avviso di giacenza in posta che si è infilato tra i volantini della pizza: sapevo che era un libro che avevo bisogno per la tesi - l'ultimo! Insomma, poi s'intitola pure Ultimo tempo e capirete quanto poteva essere profetico... 
Arrivo in posta e scopro di avere davanti a me 25 persone. 25! Bigliettino alla mano, mi appoggio al pilastro e aspetto. Solo che aspettare in coda quando negli ultimi mesi stai lottando contro il tempo per consegnare tutto in tempo, partecipare e vincere alla caccia al tesoro della burocrazia, e ricordarti anche di mangiare e di tirare la catenella del wc..., insomma è una sfida a rischio di attacchi di panico. Per fortuna i miei compagni di attesa promettevano bene, e non mi hanno delusa... 

CARRAMBA, CHE SORPRESA!
Sassari ha una popolazione di 126.576 persone: così dice Wikipedia. Bene, stai pur sicuro, che se ti infili in un ufficio pubblico tutti conoscono tutti e prima o poi sentirai gridare con felicità "Ebbè?", sommo interessamento di due che magari si sono visti il giorno prima ma renderebbero fieri la Carrà. Bene, ieri c'è stato un "ebbè" che ha dato inizio a una conversazione imbarazzante, con conseguenze che neanche Calamity Jane saprebbe scampare. Una ragazza carina si avvicina a una signora sui sessant'anni, la classica impiegata statale che si era appena lamentata con me per la lentezza delle impiegate, non dell'attesa, che era ben disposta a sopportare [lei: "Sono più di due ore che sono qui. Poi al lavoro è un problema, sa, sono statale". Io: "Immagino, avrà molto da fare" (scema io). Lei: "No, io aspetterei anche volentieri, si incontrano un sacco di persone interessanti, ma dopo tre ore di assenza perdo il giorno di lavoro e lo stipendio"]. Insomma, questa ragazza che chiameremo Ricciola per i capelli da afro-sassarese, con passo deciso si avvicina alla StataleModello. Parte una conversazione pericolosa. 
Ricciola: E allora, come sta sua figlia, Ernestina? 
StataleModello: A casa, sta. Ha mal di schiena, non riesce neanche ad alzare una busta con il latte. 
R: Beh, per fortuna c'è Antonio ad aiutarla.
La StataleModello spalanca gli occhi, li fa ruotare che neanche allo Show dei Record vedi una cosa del genere e con un tono squillante, troppo squillante, fa: "E chi è Antonio?". No, non è la pantomima del Chi è Tatiana di Zelig, è una madre che sta iniziando a drizzare le antenne come solo loro sanno fare. Osservo di sottecchi, non mi muovo neanche perché a volte bastano le ali di una farfalla a scatenare un ciclone dall'altra parte (no?). Ma vorrei sillabare alla Ricciola di dire che si è confusa con la sorella gemella di un'omonima, o che ha sbattuto la testa contro la colonnina dei numerini alla Posta e che ha un trauma cranico in corso. Insomma, taci taci taci. Invece, come se fosse la cosa più normale dell'universo, la Ricciola dice: "Eh, sì, il convivente di sua figlia, no? Non lo sapeva?". Adesso, vorrei capire se la Ricciola è una sadica perversa, o se una aspirante suicida che non ha ancora letto il bugiardino dei sonniferi e non sa come fare. Cala il silenzio. Per un attimo mi illudo che la StataleModello cambi argomento o scelga il silenzio, ma abbiamo davanti ancora 16 persone, e sento che c'è tutto il tempo per... "Convivente? E chi è? Non ne so niente". Lo butta lì come se fosse "promozione alla Conad? non ne sapevo niente". La Ricciola non si scompone, tengono tutti i ricci come se avesse una parrucca dei cinesi, e parte: "Eja, è un bel ragazzo, ma non l'ha visto?". L'altra scuote la testa (stilettata dritta al cuore, non capisco se quella bocca rigida rigida trattenga lacrime o bestemmie). "Un bel ragazzo, sì sì, magari glielo dirà presto, in fondo convivono da cinque o sei mesi, non di più. NO, FORSE 7! Perché mi ricordo che eravamo da loro per Pasqua...". Ok, Natale con i tuoi e Pasqua... La bocca di StataleModello si apre: "E... Cosa ha cucinato mia figlia? E lui, oh, lui mangia?". "Iiiiiiiiiiih [assenso sassarese]. Ma non ha pancia eh... Anche perché va sempre a correre al Rizzeddu". "Ah... Bene... A che ora?". Avrei paura. Io a correre non ci vado, ma consiglierei alla vigilanza di fare qualche giro lì intorno, hai visto mai... O magari voleva solo portargli una teglia di melanzane alla sassarese per rifocillare il genero tra un km e l'altro... 
 HOLY FUCKIN' QUEUE!
La Nike non mi paga. Giuro. Neanche in natura (purtroppo)
Sempre di corsa si parla. Ma stavolta riguarda me. Ancora 10 persone davanti. Un'ora minimo di attesa (vi siete mai chiesti se le impiegate delle poste per recuperare le giacenze debbano entrare in un caveau di banca - spariscono dietro i loro armadi per ore). Allora, da un po' di tempo avevo iniziato ad apprezzare le code, perché a volte ti trovi attorno soggetti very good looking che puoi guardare non con insistenza ma di cui puoi contare i punti neri, se ti alleni un po'. Alleni... Ecco, appunto. Adoro gli uomini in tuta quanto quelli in giacca e cravatta. Alcuni uomini sono proprio fatti per vivere in tuta (sono gli stessi che sono nati per vivere anche senza tuta, ma vabbè, questo non è un porno-blog): fianchi stretti, un lato b invidiabile e un lato a pieno di promesse. Pieno. Vabbè, basta (la tesi fa male, quando si consegna trasforma l'autunno più freddo in primavera...). Insomma, questo personaggio mi si affianca col suo metro e ottantacinque da tuta, più o meno com questa sopra (ma aveva un piumino addosso eh, donne, non pensate a torsi nudi in posta, quelle sono immaginazioni da appuntamenti dalla parrucchiera con le amiche). Mi guardava come si guardano i peli nelle orecchie della vecchietta affianco o il prezzo al kg del pane nella borsa del vicino. Insomma, soprammobili io e lui. Poi, invece, fa un passo con i suoi quarant'anni di esperienza e inizia a lamentarsi. La coda autorizza sempre a lamentarsi, si sa. E da cosa nasce cosa (ma non pensate ad accoppiamenti per progenie tra una raccomandata e l'altra): prima si parla del freddo (ma più lo guardo e più mi sembra primavera, una torrida primavera), poi del meteo che peggiora sempre nel weekend (e mi lascio andare a un "ottima occasione per restare a casa sotto le coperte" e subito dopo mi accorgo del lapsus...), poi della necessità di un caffè. Scherza, è simpatico, ha quella manciata di anni di chi ha capito che alle donne piace l'uomo ironico, e quando è pure gnocco hai vinto il totocalcio un abbonamento a Vogue. 
Il mio sconosciuto UomoTuta mi racconta che fa l'insegnante di ginnastica in un liceo di Sassari, e per quello è vestito così. Poi viene il mio turno, mi sposto di mala voglia (sic!) e ritiro il mio Ultimo tempo dopo che l'impiegata mi guarda e mi dice "Eh, signorina, massì, la giacenza gratis, visto che ha dovuto aspettare" (Santo Sassari!). Mentre rimetto via il portafoglio, so che l'UomoTuta sta radiografandomi probabilmente  come fanno gli insegnanti di ginnastica: "coscia corta ma possente: bah, forse salto in lungo o alzatrice a pallavolo; ha una falcata da corsa da resistenza, ma forse è un po' fuori allenamento... Di sicuro non fa sport maschili, questa...". Insomma, gli passo vicino per uscire con il mio ultimo tempo e lo saluto. Lui, subito: "Scusa, posso farti una domanda?". "Certo". L'UomoTuta si china dall'alto del suo metro e ottantacinque (forse per capire se posso fare lancio del peso) e mi dice: "Ma sei un'insegnante di danza?". "Eh????" chiedo stupita, visto che non so fare due passi in croce, vorrei ma non ho mai fatto un corso e la mia istruttrice di zumba mi ha salvata (santa!) dalla sindrome di "impalata". E l'UomoTuta: "è che mi pare di averti già vista. E poi da come ti muovi e cammini, potresti benissimo". 
Bel complimento, lo ringrazio (se mi avesse detto "ma fai la pornodiva? da come ti muovi e cammini, potresti benissimo" in quel momento, visto che mi guardava con gli occhi assassini dell'uomo che non deve chiedere mai, probabilmente avrei ringraziato educatamente) e lo sento che mi dice "è stato un piacere". Rifletto sulla sua frase e ridacchio tra me e me. Gli uomini, penso, e la vecchia stupida scusa del "mi pare di averti già vista", che non è mai vero... La penso così fino alla sera. Quando esco sudata come un cammello dalla lezione di zumba e chi vedo in canottiera striminzitissima e pantaloni della tuta, attaccato a una macchina per i pettorali? L'UomoTuta. Stacca una mano dalla macchina e mi indica, tra lo stupito e il "avevo ragione". Sì, ero io la gallina salterina che sembrava una tarantolata poco prima e che adesso ha la frangia dritta in piedi e le guance da tirolese. 
Morale: i pregiudizi sono sbagliati - gli uomini tuta stanno benissimo anche in canottiera. Ah, no. Galeotta la palestra. No, nemmeno quello. Ah, sì, volevo dire che a volte la coda in posta... Neanche. Sì, volevo dire che il "mi pare di averti già vista" non è una balla. Trust men (quando ti conviene).