sabato 27 luglio 2013

Magnetofono cittadino/36

Solo per veri eroi. Astenersi pavidi.
LIDL, ore 18 di un afosissimo sabato.

Tante sono le sfighe per stare a casa al sabato quando sei in Sardegna e fuori ci sono 40° minimo:

  • devo consegnare un pezzo immane di tesi di dottorato lunedì;
  • (e domani voglio andare al mare);
  • ho finito l'acqua a casa;
  • internet fa schifo;
  • la macchina non ha il condizionatore;
  • passo il tempo ad aprire e chiudere i vetri delle portefinestre sperando in uno spiffero;
  • non ho nessun macho partenopeo che, a lamentarmi, mi porta un Nestea. 
Insomma, mi faccio coraggio e sfido il quasi tramonto (che proprio non ne vuol sapere) ed emigro alla Lidl. Qualcosa mi sconvolge da subito: il SILENZIO. Non è che i clienti siano così pochi, è che vagano come spettri appesi ai loro carrelli, aprendo per bene tutti i pori per far entrare anche nell'ultimo milionesimo di bronchiolo un po' di aria condizionata (appestata, secondo me, dalle tante calorie dei famosi biscotti al cioccolato americani, che un tempo mangiavo a suon di mezzo pacchetto... vabbè, belle storie, qualche dieta fa). 
Insomma, sono lì che sollevo con potenza le mie casse d'acqua, quando un addetto allarmato mi chiama e indica il cartone vuoto che avevo nel carrello, rimasuglio di una spesa precedente e altrui: 
"Signorina! Non starà comprando quegli yogurt? Oh, no, vedo che è solo il cartone... - lo guardo stupita, chiedendomi se avessero trovato ingredienti radioattivi - perché da lunedì sono in sconto e li paga 14 centesimi l'uno!". 
Incredula, ringrazio, e il commesso mi stringe la mano ripetendomi "piacere piacere" e aggiungendo un "se posso servirla in qualche modo", che mi riporta ai tempi dell'anteguerra, tempo della sua scuola elementare, a occhio e croce. Per tanta gentilezza e tanto masochismo commerciale, non riesco neanche a fare doppi sensi sull'offertona. 

Occhiali da sole in casa. Ecco, la fine è vicina.
Insomma, mi sposo poco più in là, dove la Lidl ha iniziato una svendita di un sacco di articoli che durante l'anno non sono stati afferrati, sprimacciati, indossati, riportati indietro (con incazzosi scontrini che gridano al difettoso). Un enorme espositore è per stivali, stivali di pelo. Quelli che vedete qui sopra, per intenderci. 
Guardo divertita, chiedendomi chi diavolo compri qualcosa del genere a fine luglio. Bene, la risposta arriva subito, con un particolare a cui non avevo pensato: prima di comprarle, le cose si misurano. La coppia, sui 45 anni circa, è la mamma+papà che esce di casa mentre i ragazzini chissà dove sono, e per un po' di tranquillità si fa la spesa alla Lidl (e mangia più biscotti americani di me, a ben guardare). Visto che la Lidl non è un calzaturificio e non sono previsti comodi pouf dove appoggiare il fondoschiena biscottoso, la signora inizia a chiamare il marito con sonori schiaffi sulla protuberanza anteriore (la pancia, guagliò, non altro, siamo alla Lidl, non in un film di zozzo anni '60!) e gli grida imperativa:
"Ajò, Gavino, prendimi per un braccio, che li provo".
Il tono non ammette repliche: l'uomo la sostiene per un prosciut... braccio, e la donna parte con la sua guerra con uno stivale troppo stretto, che con tutto quel pelo dentro di pecorume non salirebbe mai oltre la caviglia. Ma la coraggiosa avventrice non si scoraggia, sbanfa e annaspa, arrossandosi tutte le guance, e inizia a tirare con tutte le sue forze, mentre il marito cerca di issare l'ancora... Ah, no, insomma, si protende dal lato opposto per verificare la legge fisica del moto uguale e contrario o qualcosa di simile (ero una capra, lo so, lo ammetto). Quando stavo per perdere le speranze e chiamare il 118, la mia eroina infila uno stivale! Improvvisamente, tutta la fatica svanisce: si issa sulla sua schiena, appoggia le mani sui lombi e si pavoneggia davanti al suo uomo. No, non è un documentario di Quark. Semplicemente, gli domanda:
"Gavi', come sto?". 
Lui non fa in tempo a dire parola, che lei abbassa lo sguardo e, come se quello stivale si fosse trasformato in men che non si dica, spalanca gli occhi e disgustata:
"Ma è rosa! Ti pare che io andrò [sic] in giro con uno stivale rosa?".
Non ho potuto resistere ad aspettare l'operazione di smontaggio.





martedì 23 luglio 2013

Magnetofono cittadino/35

Illusione: non perdere tempo

Il mondo è bello perché è (s)vario(nato)


Come non amare la Conad? h. 13 
Coda epocale, massaie che mi travolgono con i loro carrelli pieni (di offerte), e tamburellano nervosamente con le dita sul loro carrello (mai sentita la sinfonia disfonica dei supermercati?). Ho fatto la "spesa al volo", come dice il mio scontrino, che sarebbe un modo perfetto per non perdere tempo e sentirsi un po' batman quando si punta il telecomando sul codice a barre e si ottiene la lucina verde [non ho ancora capito perché sui sacchetti delle mele non funziona - mica è criptonite, e io mica Superman]. 

Insomma, sono in coda e quando è il mio - sudato - turno, appoggio tutto sul nastro trasportatore. Non faccio in tempo a risistemare il pane carasau che stava scappando con tutte le sue belle calorie dalla mia borsa, che la commessa mi arraffa letteralmente una mano e commenta:
- Oh, ma questo bello smalto verde è di quelli semi permanenti? 
#Stintino _ destinazione paradiso
Io, un po' incredula, scuoto la testa. Lei, incurante degli sguardi di tutti gli altri clienti, probabilmente disposti a lanciare una botte di acetone sulle nostre mani pur di farci smettere, prosegue:
- Perché io ho messo questo - e sventola le dita con un fuxia imbarazzante - è semi permanente, costa un bè e si vede già la ricrescita. Guarda, si vede? E da qui? - allontana la mano - e da qui? - la mette sotto la cassa, ridendo. 
Ho ringraziato tutti i santi noti e i beati prossimi venturi perché probabilmente c'era abbastanza zucchero nei caffè mattutini di tutti i presenti... 

On the way back home
Quale scusa ritenete più opportuna per infilarmi in un negozio di vendita e manutenzione di registratori di cassa? Me lo sono chiesta tutto il viaggio di ritorno, dopo aver notato il commesso a dir poco splendido sulla porta. Ho pensato di inciampare brutalmente sotto il peso degli acquisti Conad, e magari cadere dritta contro la vetrina, per accertarmi di non sprecare l'occasione, ma è una scusa usurata. Ho pensato di entrare dicendo "i miei conti, non tornano mai" e sperare in un aiuto dal cielo. O di fingermi interessata all'acquisto di un registratore di cassa per tenere il conto delle tasse condominiali, o pervertita per adorare il "ding" di quando si apre la cassa... Nessuna delle motivazioni mi ha convinta, vi dirò, e alla fine ho proseguito il mio km sotto il sole. Eppure, visto che devo tornare alla Conad almeno una volta a settimana e passo davanti al negozio... (si accettano consigli, magari senza conseguenti ricoveri alla neuro).

Fare benzina al Self non è nazional popolare
Non sta né in cielo né in terra (#Portoferro)
La stessa sera dovevo andare all'aeroporto di a Fertilia a prendere la mia adoratissima cuginetta. Come nella migliore delle storie, macchina striata da uccelli armati di notevole mira e un intero erbario sotto i tergi. Insomma, per farla breve, parto in ritardo e in riserva. Mi fermo al solito benzinaio di via Carlo Felice (perché non so come ma, se la benzina è oro puro, da lui costa come l'argento) e incappo in una macchinata di giganti spagnoli. Due metri per uno, a occhio e croce. Aspetto che si impossessino del pistolone e, dopo un breve e sconsolante confronto con la natura, si mettano a riempire la macchina. Invece?!??! Toccano tutti i tasti, senza farsi venire in mente di andare a pagare alla macchinetta.
Cordialmente, glielo spiego in inglese, e questi annuiscono, mi raccontano che sono in vacanza e che sono arrivati a Sassari per una gita. Una gita controcorrente, questo è certo. Intanto il mio ritardo si moltiplica, secondo su secondo, e anche la mia macchina post-striatura scalpita con tutti i suoi 52 cavalli - ronzini, vabbè. Il primo hidalgo continua ad aggirarsi e a scambiarsi messaggi sconsolanti con gli altri tre passeggeri: soldi? Dove? Ma gli euro si usano in Sardegna? Le carte di credito? Rispondo rassicurante, finché, allo spuntare delle terribili 21.30, perdo ogni ritegno, smetto di guardare la mia minigonna e preparo a mettere sotto le scarpe il mio orgoglio femminile per un po' di rispetto verso la puntualità (maschile) che è in me. 
Insomma, loro strabuzzano gli occhi e si consultano dall'alto dei loro 8 metri (2m x 4pirla). Che gli ho chiesto? 
- Datemi i soldi e faccio tutto io.
No, non realizzerò i loro sogni erotici con una pavese esportata, ma semplicemente infilerò con tutta la decisione dell'esperienza quella gran pistolona nella loro macchina e la rifornirò finché sarà piena. Di benzina, s'intende. 




sabato 13 luglio 2013

Magnetofono istruito/34

La via di fuga è lì. Preeeego, si accomodi...

Il 9 luglio, in un momento di garbata estasi e temporanea pace con l'universo, sulla mia pagina di Facebook ho scritto questo status:
C'è ancora speranza: interrogare due studenti bravissimi che alla domanda "cosa volete fare dopo?" mi rispondono con gli occhi brillanti che vogliono insegnare a scuola ‪#‎anticrisi‬
Non avevo fumato, né mi ero drogata, se non con le polveri pesanti (appesantite dal sudore acre e virile) dei muratori che hanno portato un po' della loro maschilità davanti alla finestra della nostra aula (ma il risultato, per intenderci, non era questo). Insomma, la premessa per dirvi che quel che leggerete - che ha dell'incredibile, okay - è però per fortuna calmierato da qualche appassionato, diligentissimo, apprezzabile, studioso studente (e la forma etimologica non è mica fatta a caso). Il problema è sempre quello: che a parlare dei bravi, non si fa ridere.
Per rispetto della privacy (= per la salute dei miei pneumatici, dei miei zigomi e del mio naso già storto di natura), non farò nomi, né specificherò alcun dettaglio che possa riportare alla sessione di esami o al soggetto. Non si facciano quindi pensieri del tipo: uellà, questa li sputtana pubblicamente!, perché in realtà i signori si sputtanano pubblicamente a ogni appello, davanti ai colleghi, a me e soprattutto (ben più importante), a loro stessi. Ho finito la tirata, ho svuotato le tasche, e ben mi sta l'aforisma-calembour di Longanesi che ho messo qui sotto.

Da "Parliamo con l'elefante" di L. Longanesi

Passerà alla storia
Io: "Bene, parliamo della metrica nella Commedia dantesca. Introduca l'argomento come preferisce, e poi vediamo...".
Aitante signorina dal piglio polemico grillino: "Per metrica bisogna contare il numero di subordinate..." e una serie di altre 'monnezze che mi hanno fatto pensare che non sapesse cosa fosse la metrica e, ben più grave, un dubbio mi colse. Vuolsi così colà:
Io (sentendomi scema): "Ma, scusi, stiamo parlando di prosa o poesia?"
Lei (con piglio sempre più polemico): "Di prosa!!".
Io (gelida e sconsolata): "Prosa?! Stiamo parlando dell'opera più nota al mondo, dopo la Bibbia e il Corano...".
Lei (alzandosi): "Eh, con tutto quello che c'è in programma, non si può studiare tutto. Pretendo di parlare con il professore!".
Vi lascio immaginare la tragicomica fine di tutto ciò. Dante avrebbe approvato. Per la punizione, io avrei scelto un contrappasso degno.

Il colorito esegeta (Dante, il ritorno)
Io, sollecitando a un'analisi di Tanto gentile e tanto onesta pare prima del calo di zuccheri: "Questo 'pare' cosa significa? 'Sembra' o 'si mostra in tutta la sua evidenza?'".
Lui (non sollevando gli occhi dal testo [non c'erano note, ho controllato], come se potesse aprirsi un link di spiegazione: "La seconda".
Io (temendo che lo avesse azzeccato per lectio difficilior): "Bene, perché?".
Lui (prorompendo con tutta la vitalità che aveva probabilmente sommato in una vita e mezzo): "Perché Beatrice non è una *bagassa".
*il termine si può spiegare più o meno così per Wikipedia. Ma la risposta corretta sta nella Nonciclopedia.
Povera Beatrice, RIP.

Il contestatore (D'Annunzio vs. Leopardi)
Lui, dopo aver chiesto l'analisi stilistica e retorica di La pioggia nel pineto: "Non mi aspettavo domande di questo tipo".
Io (non avendo ancora intuito il tipo): "E' a un esame di letteratura italiana, cosa si aspettava?"
Lui: "Eh, di usare un po' di più la testa. Non queste domande qui, che poi i ragazzi stanno lì, si annoiano, appoggiano la testa sulla mano e sono tutti tristi [mimando il gesto]".
Io: "Pensi, invece si dà il caso che l'analisi testuale, a me, diverta moltissimo".
Lui: "E' questione di gusti".
Io: "Lo chieda a Contini, Mengaldo, Baldacci... E quel che è più importante: per quanto mi riguarda, non è tenuto a divertirsi, dando un esame".
Lui: "E' che pensavo di usare un po' di più la testa...".
Io (scocciandomi parecchio ma mostrando il sorriso migliore): "Ad esempio? Parta pure dal suo divertente e stimolante approccio. Poi avremo tutto il tempo di arrivare alla stilistica".
Lui: "Ad esempio, pensavo di accostare D'Annunzio a Leopardi".
Io (trattengo un sobbalzo): "In cosa?".
Lui: "C'è la natura sia qui che lì".
Io: "E quindi? Come li accosterebbe? Così facendo può andare a ripescare anche Lucrezio o l'Arcadia, non crede?".
Lui: "Per contrasto. Leopardi ha la natura matrigna".
Io: "E D'Annunzio?"
Lui: "D'Annunzio, problemi non ne aveva".
Cacciato all'istante, penserete. No, avevo voglia di divertirmi con la sua stessa arma: far usare la testa. Segue mezz'ora di interrogazione senza requie fino al ritiro spontaneo. E di stilistica, credetemi, non c'è stato bisogno di dire una parola.

Blaterando sulla priorità della lettura dei testi e sul rispetto dei loro autori, che troppo spesso sono stuprati da giovani aspiranti esegeti, me ne sono andata a farmi una seconda colazione. In realtà, avrei dovuto scacciare l'ansia da prestazione con un'ottimo ansiolitico e un'ottima prestazione.

L'ansiolitico (immagine dal web)
La prestazione (immagine dal web)





lunedì 8 luglio 2013

Magnetofono viaggiante/33

Autoscatto pre-partenza, AHO
1 LUGLIO 2013
Andata: Alitalia AHO - FCO h. 11.10
Ritorno: Alitalia FCO - AHO h. 21.25 (teoricamente; aggiungi 40 minuti accademici)



Ogni viaggio è un Magnetofono, ormai ne sono quasi certa. Attiro io le stranezze, o loro attirano me? Mistero. In ogni caso, stavo andando a Roma per una cosa importante, un'intervista a una scrittrice definita "la scrittrice inglese più famosa dopo Orwell", e insomma avevo addosso la giusta tensione.
Per fortuna, le scoperte non finiscono mai:

  • Ho scoperto che si può fare tanta coda in aeroporto anche quando i posti sono pre-assegnati; 
  • Ho scoperto che i vestiti Desigual si prestano ottimamente per essere messi al rovescio. Nella mia sindrome da altruista-non-richiesta e dall'assunto "meglio una figura di m con una persona che con un milione", mi sono avvicinata e ho detto alla ragazza: "Mi scusi, glielo dico solo perché a me farebbe piacere essere avvertita... Ha il vestito al contrario". Mi aspettavo rossore, vergogna, magari un "ma fatti i cazzi tuoi", e invece la signorina ha controllato e mi ha detto: "Oh, grazie, non ho avuto tanto tempo per rivestirmi". Per RI-vestirmi?!?!? Ogni aeroporto ha i giusti angoli segreti. Anche il personale ha amanti in ogni (aero)porto. 
  • Ho scoperto che si possono dividere allegramente i salatini di Alitalia, perché con la crisi la dimenticanza di dare un pacchetto a testa è la regola.
  • Ho scoperto che una chiacchierata piacevole può distrarre da una controvirata in extremis a Fiumicino per evitare di finire così. 
Io, gli euro non li butto mai, ma torno sempre
E poi, a Roma ho scoperto i superpoteri di donna in abito lungo e tacchi:
  • Puoi scavalcare una coda di 30 gitanti austriaci con zaino da 20 kg sulle spalle per prendere la navetta FCO-Termini. 
  • In gelateria davanti alla Fontana di Trevi, sarai servita prima dei turisti stranieri, con la scusa che "aho, almeno te si capisce che vvòi magnà".
  • Se finisci per caso in un set (televisivo? cinematografico?) non ti strattonano per spostarti, ma ti chiedono se vuoi partecipare. Seguito: "No grazie, sto mangiando un gelato". - "Se lo mangi così, puoi anche avere un primo piano". Conseguenza: sapere che se ti ostini a mangiare un cono con gusto, sarai subito scritturata per un film porno [e in tempi di crisi potrei sempre riprendere una vecchia canzone dai fini finissimi doppisensi - se ha venduto lui... magari la facciamo rap, che tira di più di questi tempi].
  • Se entri in un cinque stelle esclusivissimo, reggi senza problemi lo sguardo del receptionist, del facchino e anche tutto sommato del liftman _ gli addetti SPA forse no, ma è un percorso a ostacoli, ché col tacco 12 si migliora.
  • Puoi guardare spudoratamente la Nazionale di palla-qualcosa riunita a Fiumicino da sotto in su, sfruttando la frangia ciuffosa da non-so-che-guardo. 
  • Ottieni uno sconto sul parcheggio della tua macchina in aeroporto ("Che? è andata e tornata in giornata su Roma? Tschèss [esclamazione tipica], allora 4 €"). 
Non chiedetemi l'età dell'hostess. #stancadivivere
Ancora da affinare:
  • Non riesci a incontrare neanche uno dei cinque amici romani che, vedendoti registrata a Fiumicino, ti buttano lì un caffé.
  • Il volo in ritardo continua a essere in ritardo (caro Alitalia, hai capito che non sei Trenitalia? Va bene l'affetto per le compagnie di bandiera, ma non siate intercambiabili).
  • La hostess continua a sembrare centenaria; lo steward parla a singhiozzi.
  • Continuano a servirti il tè e a tornare per riprendere la spazzatura in 30 secondi (hanno, secondo voi, un'assicurazione per ustioni ugulari?).
  • Tu guardi la Nazionale e la Nazionale non guarda te.
  • Mal di piedi indomito. 
  • La vicina di posto al ritorno continua a essere una fanatica di Candy Crush Saga, che non riesce nemmeno ad aspettare che si spenga il segnale luminoso delle cinture per riaccendere l'iPhone (senza levare i suoni, ovvio, ché sono metà del piacere). 
  • Non hai spuntato un numero di telefono a cui avresti pure tenuto. 
  • La casa, al ritorno, è ancora e sempre da pulire. 
  • IlMagnetofono non si è scritto da solo, ma è toccato aspettare una settimana per trovare un momento libero.
Echi

domenica 23 giugno 2013

Magnetofono viaggiante/32

La Pelosa di Stintino. Perché? Tanto per farvi venire un po' di invidia


MORTO UN iPHONE NON SE NE FA UN ALTRO

Ok, il Magnetofono si è fermato a lungo, ma io no, ho continuato a viaggiare. Dove? Pisa, Torino, Pietrasanta, Genova, Milano, Alghero, Sassari,... Insomma, il solito tour con qualche extra. Se riprendo a scrivere, è perché dicono che la scrittura è terapia, e allora vi racconto che mi è successo, per elaborare... il lutto dell'iPhone 4S (sì, dimenticatevi quelle foto belline fatte a costo zero e postate in tre secondi sul blog). No, non si tratta di morte naturale (avrei fatto valere quella garanzia nobilissima dal valore di un 800 €), ma di morte violenta. Anzi, di quello che in gergo si chiama "furto con strappo". Lo so, anche a me veniva in mente un'immagine vagamente pervertita, ma niente di tutto questo: è quello che si dice scippo. Dalle mani, pure, ed è una beffa di cui non mi credevo capace (ma amo stupirmi).
Ho deciso di non fare il grillo parlante, e di lasciare che a raccontare sia la denuncia che, ahimé, ho dovuto sottoscrivere. Ahimé? Non capite perché un cotanto afflato di letterarietà e un lamento ottocentesco da damina di corte che ha perduto le brache? Mi sto solo mettendo in sintonia con lo stile della denuncia. Leggete un po':






Il solerte appuntato, scoprendomi dottoranda in Filo... (filo che?) Lettere, mi ha chiesto di controllare se ci fossero errori: "Sono un appuntato, le barzellette si sprecano. Non vorrei finire anche su Facebook". No, tranquillo: non su FB, ma sul Magnetofono. 
Insomma, avrei cambiato tutto, ma ho impiegato 2 ore per questo campionato di bravura burocratico-retrò: alla fine mi ha anche portato via la tristezza per la morte dell'iPhone. Almeno ho l'italiano, pensavo rileggendo. Adesso, da filo... (filo che?) letterata, preparo qualche esegesi della denuncia (ché si sa, in letteratura niente è oggettivo, no? Ho visto portare a convegni perfino Bella di Twilight). 


DOVEROSE CHIOSE (in rima, tiè)

[...] salivo a bordo del treno regionale che conduce sino a Pavia 
(la poetica meta pianeggiante richiede un arcaismo da fine dicitore. Tra zanzare e nebbia, si sa, si moltiplicano le ispirazioni liriche: "Va' a plà i pum", noto invito che edulcora fruttevolmente il più originario "Va' à dà via l'òrgan").


Giunti all'altezza di Locate Triulzi (notate la passione sconvolgente per le perifrasi, iniziate con "salivo a bordo") alle ore 15.35 circa (secondo più, secondo meno), mentre il treno si trovava in sosta (uè, ce l'hai una siga?) ed io (avevate qualche dubbio sull'eufonica da prima elementare?) ero intenta a  maneggiare il mio smartphone iphone 4S...
... no, scusate, qui mi fermo... "Ero intenta a maneggiare"??? Ma scusate, c'entra con il fatto che mi è stato chiesto subito, dopo nome e cognome, se fossi CELIBE, e poi un sorrisone al mio "NUBILE"? Insomma, bando ai miei giochi erotici con uno smartphone - pure esibizionista, no? Saranno prove di vibrazione ritmata... 
[bla bla bla]; (punto e virgola dal sapore vagamente gaddiano; rigone blu a scuola, per intenderci) due ragazzi di giovane età mentre transitavano al mio canto, lestamente mi asportavano dalle mani il telefono sopra citato. 
... Ok, non so se oso commentare una simile perla aulica: in pratica, se devo interpretare, questi  Ulissi camminavano perché io, novella sirena-dei-fossi-padani, cantavo una melodia tanto armoniosa da farmi ASPORTARE il telefono, che come una pustola mi portava a cantare. Forse si trattava di un lamento per la pustola da treno regionale in estate? 

Ultima foto del glorioso iPhone. Ei fu...
Immediatamente, cercavo aiuto tra gli altri passeggeri, ma non riuscivamo a fermarli in quanto gli stessi si davano alla fuga scendendo immediatamente dal treno. 

Un chiaro desiderio di rendere il dinamismo: l'iterazione degli "immediatamente" e l'angosciosa avversativa sicuramente permettono di considerare la sintassi zoppa come un ricercatissimo intrico pronominale da attribuirsi al caos della situazione. E poi, diciamocelo, scappavano tutti "al mio canto", e forse anche per la scoperta della pustola.


NOTE A MARGINE


  • Non ho mai detto che uno dei due avesse la maglia FUXIA: avevo detto rossa. Ma è stato così argomentato: "Ma no, il rosso non si usa più molto. Sarà stato un altro colore, che tu (immediato tu da celib-nubile) non hai capito perché eri shockata. Facciamo... fuxia". Davanti a un addetto ai lavori non oppongo resistenza. Il fascino della divisa (la immaginavo fuxia, in una visione onirico-strafatta) poi... 
  • Siamo arrivati alla definizione di "atletico" dopo questo dialogo: 
A(ppuntato): fisicamente com'era?
Io: prestante. Magro ma muscoloso.
A: un body builder?
Io: ma no, erano due ragazzi normali ma ben piazzati. A viso scoperto, questo forse vi può interessare per i filmati...
A: Ci interessa fino a un certo punto. Ma fisicamente... fisicamente com'erano?
Io: Mah, fianchi stretti, spalle larghe, media statura. Di più non posso dirle...
A: Insomma, due fighi. 

Dubbio: e se il "celibe" nella domanda iniziale non fosse un errore ma un lapsus freudiano?

"Al mio canto", #Alghero

IN CONCLUSIONE

Morto un iPhone non se ne fa un altro. Continuerò a pagare Tre per un abbonamento-fuffa su un modestissimo Samsung che ci permetterà di "magnetofonare" qualche foto modesta.
Ah, della denuncia, chiaramente, nessuna notizia. E sono passati 23 giorni, quasi 24. Aggravanti: ho appena comprato il volo per rientrare in Padania; quale sarà il treno? Stessa ora stesso vagone. Appuntamento con la giustizia fai da te (ovvero non tirerò fuori il Samsung e soprattutto non canterò).


domenica 6 gennaio 2013

Magnetofono viaggiante/31

Pullman Autostradale MiCentrale - Aeroporto di Orio al Serio, h.16

Lo sapevo dalla partenza che era un errore sedermi dal lato sinistro, con il finestrino rivolto alle corsie di sorpasso. 1) perché è noioso, non puoi fare foto senza strisce di A4; 2) perché il sole, se c'è, a quest'ora l'hai tutto addosso; 3) perché ogni viaggiatore ha le sue perverse superstizioni.
Lo sapevo, ok, ho sfidato la sorte ed ecco che arriva la conferma dell'errore madornale: si siete vicino a me un aitante trentacinquenne che sembra appena uscito da "The Big Bang theory". Cerca un paio di volte il mio sguardo con rapidi scatti da ti-vedo-e-non-fai-in-tempo-a-girarti, ma l'istinto alla sopravvivenza mi consente di precederlo. Dieci minuti dopo, ecco che partono risatine più o meno sommesse e stropicciamento parossistico delle mani. Alla terza o quarta, non resisto, o diciamo che voglio capire il grado di pericolosità del mio vicino. Come mi vede, inizia:
"Bergamo, Bergamo, sa quando arriviamo?".
"A occhio e croce tra 40 minuti, ma in aeroporto, non in città".
Non l'avessi mai precisato! Mi spiega che dal Caravaggio tornerà a piedi in città, perché ha troppa fretta per aspettare un bus cittadino (ne passa uno ogni 15 min; ma w la propria sindrome di neo-Mercurio dalle ali ai piedi), perché ha fretta. Si deve sposare! o meglio, dichiararsi (e aumentano gli stropicciamenti di mani). Deve raggiungere prima delle 17.30 la banca dove lavora lei, anche 17.35 perché lei è una che stacca puntuale e poi saluta tutti, anche le donne delle pulizie (!), e almeno 5minuti di bonus li ha... Però deve comprare dei fiori, resta deluso del fatto che non so indicare fioristi, ma si rassicura: al massimo, prende un taxi e va vicino al cimitero, ci son sempre fioristi vicino al cimitero! Gli faccio presente che potrebbe prendere subito un taxi dall'aeroporto e farsi portare da un fiorista vicino alla banca. Ci pensa, tentenna, ma è troppo facile come soluzione. E in amore non è facile proprio niente: ieri non sapeva neanche di volersi sposare! La casa c'è, il lavoro anche, ma insomma, si è giovani fino a 50 anni! Però ieri era in stazione, contava i treni fermi ad arrugginire e ha pensato... che su tanti di quei treni hanno viaggiato persone che volevano sposarsi e invece scese dal treno sono morte!

Proporrei a TrenItalia di chiamare un servizio disinfestazione, un anti-iella, un dr. House; o gemellersi con una società di pompe funebri, invitare a bordo un po' di politici ed elaborare un sistema di recruiting persone odiate dalla società. Ai viaggiatori consiglierei cornetti porta-fortuna, tuta di amianto e soprattutto tanto spray al peperoncino per vicini di viaggio così... Alla futura sposa auguro di non scoprire mai da dove arriveranno i fiori, cosa ha mosso alla dichiarazione il promesso, e la sordità permanente.

{io, la sordità, l'ho finta a Orio, quando mi ha proposto di lasciargli il numero per raccontarmi come gli è andata}





Magnetofono viaggiante/30


#Pavia, Capodanno

Augurissimi!
Inizia il 2013 e ricominciano i viaggi!!! Auguri a tutti! Lo so, non si fa così, perché non è che in questi due mesi abbondanti non ci siano stati viaggi, anzi! Fin troppi, forse, da non avere il tempo neanche per schiacciare play al magnetofono e registrare le mattane successe a Milano,  Roma, Salerno, Roma di nuovo, Tarquinia, Pisa, La Spezia Bergamo, Pavia... Insomma, novembre e dicembre sono stati tutto tranne che stanziali. E oggi si riparte, sulla scopa RyanAir che da BG riporterà a AHO.

Secondo voi, potrebbero tornare gli altri magnetofoni, un po' distorti dalla demenza in aumento? Direi di sì.
Nel frattempo, godetevi qualche immagine di questi mesi di silenzio viaggiante...!

Intanto, vi regalo questa pillola di #SAGGEZZA OVER 80, fresca fresca di ieri. Ero a trovare la nonna e lì ci sono molti vecchietti più o meno arzilli, ma soprattutto fantasiosi. La nuova arrivata, dalla testina pettinata con tanti ricci stile parrucca-francese-luigi-XIV e dalla collana d'oro pesante quanto un neonato al termine, interrompe la sua logorrea con la vicina (intenta a ricamare un centrino con una V di un possibile "Vaffa'") e, vedendomi, spalanca gli occhi. Subito dà di gomito alla vicina che non se ne accorge (il lato destro è quello vittima di un ictus) e inizia a declamare:
"Oh, ben arrivata, Contessa! La stavamo aspettando tutti... Sempre bella, lei, e con questo cappottino!! Ma venga, venga, so che le sedie non sono state lucidate come a palazzo, ma qui battono tutti la fiacca i domestici".
Mia nonna da dietro si picchietta sulla tempia e spalanca le braccia, per poi sillabare platealmente un "è matta ma piena di soldi". 
Appena riesco a liberarmi dai racconti di "palazzo", sento che la mia idolatrice commenta:
"Eh, proprio bella... Ha fatto girare la testa anche a Casiraghi, lei!, poi però, dopo l'incidente in motoscafo, s'è passata una malattia, perché dovevano quasi sposarsi".
Ora capisco le mie precedenti sfighe sentimentali! Probabilmente deve esserci stata una rimozione, certo, e questo spiegherebbe anche la difficoltosa ricerca di identità e lo stupore di quando nonna mi dice "sembri quasi giovane". 

BG sotto la neve (22 dic)


Strada di casa (3 genn)


AHO, partenza (22 dic)


La Spezia (17 dic.), #FrecciaBianca


Tarquinia-Civitavecchia, 9 dic.



UniSA, fine novembre
Gennaio in cascina, casa, 4 gen. 2013