lunedì 26 agosto 2013

Magnetofono amicale/40

Delirio quotidiano

Mi hanno insegnato a ringraziare sempre per i regali. Anche per quelli orrendi, doppi, inutili, indesiderati, non riciclabili. Quando impari queste cose prima ancora di camminare, è difficile poi riprendersi. Perché l'istinto è sempre quello di dire grazie, sorridere e ripetere il solito rassicurante teatrino. Di solito funziona, anche per magliette fluo di taglie abnormi o completi intimi da mignottina (perché sono due taglie in meno...). Anche se mi viene da chiedermi: ma queste persone mi amano?, sorrido e anche le otturazioni degli ultimi sorridono, perché alla fine mi hanno sempre insegnato a trovare giustificazioni e vedere ovunque la buona fede (lo so, era un Heidi II).
Su una cosa proprio non riesco a sprecare sorrisi, perché mi scatta il baffo destro e trema incredulo: i libri. Io vi prego, se non avete consultato la lista dei desideri di Amazon o non avete chiesto alla sottoscritta (vale anche se mi avete vista sbavare su una copertina in libreria), vi prego, vi prego vi prego, evitate di regalarmi libri. Perché il rischio è alto: è come se a un meccanico regalassero le  chiavi comprate alla Lidl, o se a un pasticciere comprassero la crema pronta Cameo. 
Perché i rischi sono altissimi, e non sapete come reagirò: più di una volta mi è capitato di dire "grazie, avevo bisogno di rilassarmi con una cagata pazzesca!", e non è cortese. Anche se va detto che una "cagata pazzesca" ha le sue peculiari proprietà di relax...
E poi sono una donna, donnissima nell'appassionarsi alla vista di vestiti, borse, scarpe (un po' di meno), gioielli, viaggi... Insomma, non mi pare di fare la difficile?!

Ho la faccia di chi vuole un libro?
Ho pensato - visto che per qualche giorno non viaggerò - di raccontarvi qualche episodio di libro regalato alla sottoscritta, soprattutto perché le motivazioni del regalo sono le cose più divertenti (o urticanti). Pronti? Via!!!

Un mio ex mi aveva regalato una sconosciutissima raccolta di massime di un altrettanto sconosciuto pensatore indiano, che aveva su per giù un titolo zen dall'impressionante ricerca di sé stessi ecc. ecc. Motivazione?
"L'ho letto anche io, e magari servirà anche a te per scoprire il percorso più nascosto della tua vita e trovare il coraggio per viaggi lontano".
Tenendo presente che il Pavia-Milano è stato il massimo del suo coraggioso viaggio di vita, ho pensato bene di portare il libro al Libraccio, ma non prima di essermi fatta togliere il malocchio.

Sempre un mio ex, molto incuriosito dal fatto che io leggessi le Cinquanta sfumature con l'obiettivo (coraggioso, questo sì), di trovarci una ratio, mi ha chiesto se poteva regalarmi i libri successivi. No. Motivo?
"Ma esistono davvero donne così? Se ne leggi ancora un po', ci sta che lo diventi pure tu".
Io dico: ma la notte, con chi dormi? Mistero.

Ringrazio sempre per i classici, anche i doppioni: li rivendo benissimo. E poi, per chi non lo sapesse, sono una collezionista di prime edizioni novecentesche. Da un lato, lo so, è quel che mi consente il mio portafoglio mezzo vuoto (c'è una nota di pessimismo, lo so già), ma dall'altro è il secolo che studio, bla bla. Con questo, non vuol dire che ogni singolo volume tirato fuori da un baule muffo di una trisavola Cunegonda mi provochi felicità orgasmiche. Quindi, nel dubbio, evitate.

Concludendo, potete regalarmi guide pratiche (come hanno fatto le amiche, alla mia partenza per le lande desolate della vita indipendente con un "100 ricette facili e veloci per chi non ha mai cucinato") e turistiche (anche qualche Kamasutra applicato?), meglio se con annesso biglietto di andata e ritorno [o al massimo di andata]. Per il resto, per piacere, regalatemi un vestito, un gioiello, una bottiglia di vino, un cin-cin, un sorriso.  Sorriso di risposta assicurato.





venerdì 16 agosto 2013

Magnetofono familiare/39

Pianura Padana agostana, qui e là verso Pavia


Avete fatto buon Ferragosto? Mare, monti o...? Io casa, con i parenti. E ho pensato di regalarvi qualche tessera di saggezza in dialetto pavese, che proporrò in traduzione appena sotto per i non-padani. Non posso specificare la fonte per il rispetto ferreo della privacy, perché ha ancora abbastanza forza da sollevare un bel mattarello. Vi basti che è un "ipsa dixit" ultra ottantenne. E dunque bisogna fidarsi, parla l'esperienza. 

IN CAFFE' VERITAS
In risposta alla lamentela di una componente della famiglia, in cerca di aitanti e virili esponenti dell'altro sesso: 
"Làsa fa da lur i om, cà pö jèn insì antipatic"
[Lascia stare gli uomini, che poi sono così antipatici]

BENEDETTO SIA IL PASSAGGIO A LIVELLO, ET I GRADI, ET IL GIORNO ET L'HORA
Premessa fondamentale: non sono stati molestati animali di alcuna sorta (neanche zanzare) per la presente scenetta. 
Come nelle migliori tradizioni, quando si fa per rientrare a casa ad orari da meriggio verghiano, il passaggio a livello è chiuso. Quale treno viaggia a Ferragosto alle 14.30/15? Non lo so, ma sicuramente quello che verifica la Legge di Murphy. Insomma, vediamo scendere le sbarre davanti a noi, speriamo in un miraggio da quaranta gradi all'ombra, e invece è proprio vero. Tocca fermarsi, abbassare i finestrini e pregare il dio dell'aria condizionata perché si presenti su un'auto che non l'ha mai neanche venerato perché sconosciuto. 
Davanti a noi, mentre l'ottuagenaria passeggera si guarda in giro vispamente,cercando un qualsiasi gossip, due ragazzi scendono dalla macchina.

(Avete mai notato che gusto estremo si prova a passeggiare in mezzo alla strada che di solito è trafficatissima? Ho visto persone che camminano sulla mezzeria sperimentando il proprio tasso alcolemico, altre che socializzano come se la strada fosse un Grande Fratello improvvisato... Quanto matrimoni (o ben più provvide sco... relazioni) saranno nate ai passaggi a livello???)

From the web, per risvegliare le coscienze indruménte
Insomma, questi scendono. Uno dei due passeggia con le mani in tasca vicino alle rive che l'ANAS locale ha deciso di trasformare in giungle tropicali (ché c'è la crisi, non devi manco comprarti un volo oltreoceano, vieni in Padania e tra un po' trovi pure le liane). Questo passeggia godendosi il microclima afoso e l'erba altissima, e l'altro rompe l'idillio:
"Attento, non ti avvicinare troppo, prima che arrivi un topone come quello dell'anno scorso".
E la mia passeggera, a gran voce canzonatoria:
"Sì, prima ca vegna su a mangiat 'l cu". 
Dal momento che il Dio del Condizionatore non si era ancora palesato, il finestrino era completamente abbassato; e l'udito dei nostri compagni di GrandeFratello-a Livello è evidentemente ottimo. Sui loro visi, il panico; poi uno scatto felino, quasi un tuffo da Boe and Luke di Hazard attraverso il finestrino della macchina. 

Per la cronaca: speravo che l'arrivo del treno ci togliesse dall'imbarazzo dell'attesa. Ma ovviamente il treno è come l'amore: più lo cerchi e più tardi arriva. 

lunedì 5 agosto 2013

Magnetofono spiaggiato/38


#Portoferro rules!!!
Ogni estate riserva un po' di sorprese. Perché quando si va al mare, si abbandonano tante di quelle tensioni... Eppure noi italiani, dobbiamo ammetterlo, non riusciamo a goderci la pace della vacanza in silenzio. No, anche se non abbiamo niente da dire, dobbiamo parlare. E tra le tante stron... stramberie, regaliamo un sacco di magnetofoni ai nostri vicini di ombrellone. 


#PORTOFERRO - PREGIUDIZI RAZZIALI Una coppietta di bergamaschi di bell'aspetto e bell'accento (marcato, intendo, mica bello), si allontana dal gruppo degli amici con fare circospetto. Penso che vogliano approfittare del richiamo della foresta-bosco di macchia mediterranea per quel che si può fare in coppia... La pipì e la vedetta, intendo. Insomma, invece si fermano prima, sembrano ripensarci perché lei tra le mani ha qualcosa di arrotolato. Non è carta igienica, ma un'enigmistica. E pensano bene di acquattarsi sulla sabbia (sì, quella sabbia che solo a guardarla ti si infila ovunque, ma loro sono abituati ai massi delle Orobie, che non si infilano tanto facilmente... oddio, mi maledico da sola per l'immagine). Parte la caccia alle risposte, tra definizioni che fanno pensare a una enigmistica per minorati. Arriva la domanda fatidica - non di matrimonio: 
"Il re dalle lunghe orecchie..." fa lui.
Lei: "Mi pare di saperlo...".
"Ma si studia nei libri?".
"Per me non è italiano".
"Perché?".
"Gli irlandesi hanno di più le orecchie a sventola!". [ma chi ha visto?]
"Allora siamo messi bene, non so niente della storia irlandese, se non che bevevano tante birre".
Olè... 
#VillaggioNurra, nel sassarese
#STINTINO - VOYEUR SU WHATSAPP
#Stintino. A volte ritornano.
Per la teoria "capitano tutte a me", sono felice di avere due amiche come testimoni. Insomma, siamo lì a prendere il sole nel nostro metroquadro di spiaggia, conquistato a suon di gomitate, quando arriva questo ragazzo dall'aspetto non comune (va come ho alzato il registro?!), anzi che attira proprio l'attenzione. Non chiedetemi come abbiamo attaccato bottone; fatto sta che in dieci minuti scopriamo che fa lo steward per Meridiana e casualmente questa settimana ha tratta breve, per la precisione Milano-Alghero. E sta lì con gli amici a Stintino per ammazzare il tempo. Bell'ammazzare. Tempo altri dieci minuti e parte una gara con i suoi amici che, molto gentilmente, se la sono svignata a pranzo, lasciandolo solo a curare le borse. Per beffa, hanno iniziato a mandargli su whatsapp foto di pietanze e altre delicatessen. Insomma, abbiamo fatto partire una serie di foto di gente che fa il dito medio - la scusa, intanto, era buona per abbracciare un po' il bronzo di Riace. Iniziamo a coinvolgere duemila persone della spiaggia (non sempre con esito positivo), fino alla decisione di fare una foto con il senegalese che vende occhiali da sole tamarrissimi. A questo punto, il bello steward mi dà il suo iPhone per fargli una foto in posa plastica con il senegalese e un dito medio in primo piano. Sono lì che sto quasi commuovendomi per avere ancora un iPhone tra le mie mani (non sai perché?), quando clicco sul display per mettere a fuoco e... tadà... per una frazione di secondo mi si apre Whatsapp, dove stavano arrivando a cascata messaggi di questo tenore: 
"Smettila di fare il bono con quelle tre" - parlava di noi? - "Lo sai che quando ti ho sotto mano, non ti faccio neanche arrivare in camera da letto. Ti butto sul tavolo e ti scopo tre ore".
In questi casi, ringrazio di aver avuto per un po' un iPhone, di sapere come uscire dall'app e riaprire la macchina fotografica. Intanto la posa plastica stava per diventare una paresi, ma foto scattata, mentre un'altra cascata di messaggi trillava su Whatsapp. Ringrazio anche di aver saputo dissimulare per il resto della giornata il pensiero di quegli addominali appena appena curvati sul tavolo... A questo è servito molto l'insegnamento ipercattolico di nonna che, quando a tre anni volevo una caramella in chiesa, mi diceva: "Se ti viene da ridere o da fare cattivi pensieri, guarda il tabernacolo: Gesù ti sta osservando da lì". Giuro, funziona ancora. Chi mi prenota una seduta di terapia?

domenica 4 agosto 2013

Magnetofono istruito/37

bene bravo metti NO

Credo che ognuno, interrogando, abbia le sue strategie per accorgersi se la persona che ha davanti è agitata per carattere e ansia da prestazione, o se le fiamme dietro il deretano hanno iniziato a riardere per le troppe birre davanti alla partita di Champions, a libri chiusi.
A me piace chiedere su che manuale hanno studiato. Una stupidata, direte: invece, quando hai la possibilità di preparare a occhio e croce sette secoli di letteratura italiana, un manuale o l'altro ha il suo peso (ad esempio, io per portarmi in Sardegna manuali "di appoggio", ho riempito un trolley, a discapito di rimmel e scarpe in più!).
Insomma, la domanda, di per sé stupidina, viene fatta dopo il solito avvio burocratico di dati, numero di matricola, numero di scarpe ecc. Il problema? Le risposte. Raccolgo qui sotto le migliori.

Il peso della #cultura non è niente
vicino al peso della #stiratura

Premessa -(necesse est):
l'esame è del primo anno, teoricamente, ma non ho praticamente quasi mai visto matricoline. A volte, vista la mole (almeno quella che lamentano) resta l'ultimo esame [e credo che qualcuno degli avi di questi si sia messo a tavolino per strategie militari nelle più grandi disfatte della storia]. Quindi, le risposte che sentirete non sono di bimbetti. Ah, e sono chiaramente precedute da tutta la sintomatologia amorosa che descriveva Saffo e riprendeva Catullo: insomma, manca la voce, la lingua si impantana, un gran fuoco divampa e il rossore conseguente, mentre le orecchie rimbombano. Non sono gli effetti di un concerto dei Manowar dalla prima fila, ma i semplici sintomi del "non so, non c'ero e se c'ero dormivo".


Quale manuale di riferimento ha adottato?

  • Quello con la copertina rossa e bianca! 
Carissimo, puoi attendere con occhi speranzosi e baldi finché vuoi la mia illuminante risposta al quesito, ma non vado forte con le bandiere. Figuriamoci con le copertine di libri che cambiano a ogni ristampa?! 

  • Un manuale che avevo al liceo. - ok, quale? - ehm...
Questo è ancora peggio. Hai avuto quel manuale per cinque anni, e va bene, lì posso anche capire che avessi in mente l'intervallo e la campanella, ma la tua insegnante? Come lo chiamava? Un minimo di fosforo?! Quante briciole di taralli ci hai sparso sopra a ogni intervallo? 

  • Quello che ho trovato in biblioteca / in libreria.
Uno scaffale intero di antologie è quantomeno imponente nella biblioteca. Mi chiedo cosa ti abbia fatto scegliere proprio QUEL libro, dal momento che è improbabile che tu abbia consultato TUTTE le antologie bibliotecarie... Ah forse ti ha attirato la copertina (vd. 1)? 
  • Ne avevo uno in casa... - Quale? Non era un po' superato? - Tanto, Dante e Petrarca sono sempre quelli.
Giuro, l'ha detto. E non ho voglia di aggiungere altro. A furia di bere per dimenticare, mi dovranno dare in dotazione una fiaschetta e un san bernardo. Mi basta anche la prima, visti i tagli del Ministero... 

La rocca tarp... No, Capocaccia dalla spiaggia di Mugoni

sabato 27 luglio 2013

Magnetofono cittadino/36

Solo per veri eroi. Astenersi pavidi.
LIDL, ore 18 di un afosissimo sabato.

Tante sono le sfighe per stare a casa al sabato quando sei in Sardegna e fuori ci sono 40° minimo:

  • devo consegnare un pezzo immane di tesi di dottorato lunedì;
  • (e domani voglio andare al mare);
  • ho finito l'acqua a casa;
  • internet fa schifo;
  • la macchina non ha il condizionatore;
  • passo il tempo ad aprire e chiudere i vetri delle portefinestre sperando in uno spiffero;
  • non ho nessun macho partenopeo che, a lamentarmi, mi porta un Nestea. 
Insomma, mi faccio coraggio e sfido il quasi tramonto (che proprio non ne vuol sapere) ed emigro alla Lidl. Qualcosa mi sconvolge da subito: il SILENZIO. Non è che i clienti siano così pochi, è che vagano come spettri appesi ai loro carrelli, aprendo per bene tutti i pori per far entrare anche nell'ultimo milionesimo di bronchiolo un po' di aria condizionata (appestata, secondo me, dalle tante calorie dei famosi biscotti al cioccolato americani, che un tempo mangiavo a suon di mezzo pacchetto... vabbè, belle storie, qualche dieta fa). 
Insomma, sono lì che sollevo con potenza le mie casse d'acqua, quando un addetto allarmato mi chiama e indica il cartone vuoto che avevo nel carrello, rimasuglio di una spesa precedente e altrui: 
"Signorina! Non starà comprando quegli yogurt? Oh, no, vedo che è solo il cartone... - lo guardo stupita, chiedendomi se avessero trovato ingredienti radioattivi - perché da lunedì sono in sconto e li paga 14 centesimi l'uno!". 
Incredula, ringrazio, e il commesso mi stringe la mano ripetendomi "piacere piacere" e aggiungendo un "se posso servirla in qualche modo", che mi riporta ai tempi dell'anteguerra, tempo della sua scuola elementare, a occhio e croce. Per tanta gentilezza e tanto masochismo commerciale, non riesco neanche a fare doppi sensi sull'offertona. 

Occhiali da sole in casa. Ecco, la fine è vicina.
Insomma, mi sposo poco più in là, dove la Lidl ha iniziato una svendita di un sacco di articoli che durante l'anno non sono stati afferrati, sprimacciati, indossati, riportati indietro (con incazzosi scontrini che gridano al difettoso). Un enorme espositore è per stivali, stivali di pelo. Quelli che vedete qui sopra, per intenderci. 
Guardo divertita, chiedendomi chi diavolo compri qualcosa del genere a fine luglio. Bene, la risposta arriva subito, con un particolare a cui non avevo pensato: prima di comprarle, le cose si misurano. La coppia, sui 45 anni circa, è la mamma+papà che esce di casa mentre i ragazzini chissà dove sono, e per un po' di tranquillità si fa la spesa alla Lidl (e mangia più biscotti americani di me, a ben guardare). Visto che la Lidl non è un calzaturificio e non sono previsti comodi pouf dove appoggiare il fondoschiena biscottoso, la signora inizia a chiamare il marito con sonori schiaffi sulla protuberanza anteriore (la pancia, guagliò, non altro, siamo alla Lidl, non in un film di zozzo anni '60!) e gli grida imperativa:
"Ajò, Gavino, prendimi per un braccio, che li provo".
Il tono non ammette repliche: l'uomo la sostiene per un prosciut... braccio, e la donna parte con la sua guerra con uno stivale troppo stretto, che con tutto quel pelo dentro di pecorume non salirebbe mai oltre la caviglia. Ma la coraggiosa avventrice non si scoraggia, sbanfa e annaspa, arrossandosi tutte le guance, e inizia a tirare con tutte le sue forze, mentre il marito cerca di issare l'ancora... Ah, no, insomma, si protende dal lato opposto per verificare la legge fisica del moto uguale e contrario o qualcosa di simile (ero una capra, lo so, lo ammetto). Quando stavo per perdere le speranze e chiamare il 118, la mia eroina infila uno stivale! Improvvisamente, tutta la fatica svanisce: si issa sulla sua schiena, appoggia le mani sui lombi e si pavoneggia davanti al suo uomo. No, non è un documentario di Quark. Semplicemente, gli domanda:
"Gavi', come sto?". 
Lui non fa in tempo a dire parola, che lei abbassa lo sguardo e, come se quello stivale si fosse trasformato in men che non si dica, spalanca gli occhi e disgustata:
"Ma è rosa! Ti pare che io andrò [sic] in giro con uno stivale rosa?".
Non ho potuto resistere ad aspettare l'operazione di smontaggio.





martedì 23 luglio 2013

Magnetofono cittadino/35

Illusione: non perdere tempo

Il mondo è bello perché è (s)vario(nato)


Come non amare la Conad? h. 13 
Coda epocale, massaie che mi travolgono con i loro carrelli pieni (di offerte), e tamburellano nervosamente con le dita sul loro carrello (mai sentita la sinfonia disfonica dei supermercati?). Ho fatto la "spesa al volo", come dice il mio scontrino, che sarebbe un modo perfetto per non perdere tempo e sentirsi un po' batman quando si punta il telecomando sul codice a barre e si ottiene la lucina verde [non ho ancora capito perché sui sacchetti delle mele non funziona - mica è criptonite, e io mica Superman]. 

Insomma, sono in coda e quando è il mio - sudato - turno, appoggio tutto sul nastro trasportatore. Non faccio in tempo a risistemare il pane carasau che stava scappando con tutte le sue belle calorie dalla mia borsa, che la commessa mi arraffa letteralmente una mano e commenta:
- Oh, ma questo bello smalto verde è di quelli semi permanenti? 
#Stintino _ destinazione paradiso
Io, un po' incredula, scuoto la testa. Lei, incurante degli sguardi di tutti gli altri clienti, probabilmente disposti a lanciare una botte di acetone sulle nostre mani pur di farci smettere, prosegue:
- Perché io ho messo questo - e sventola le dita con un fuxia imbarazzante - è semi permanente, costa un bè e si vede già la ricrescita. Guarda, si vede? E da qui? - allontana la mano - e da qui? - la mette sotto la cassa, ridendo. 
Ho ringraziato tutti i santi noti e i beati prossimi venturi perché probabilmente c'era abbastanza zucchero nei caffè mattutini di tutti i presenti... 

On the way back home
Quale scusa ritenete più opportuna per infilarmi in un negozio di vendita e manutenzione di registratori di cassa? Me lo sono chiesta tutto il viaggio di ritorno, dopo aver notato il commesso a dir poco splendido sulla porta. Ho pensato di inciampare brutalmente sotto il peso degli acquisti Conad, e magari cadere dritta contro la vetrina, per accertarmi di non sprecare l'occasione, ma è una scusa usurata. Ho pensato di entrare dicendo "i miei conti, non tornano mai" e sperare in un aiuto dal cielo. O di fingermi interessata all'acquisto di un registratore di cassa per tenere il conto delle tasse condominiali, o pervertita per adorare il "ding" di quando si apre la cassa... Nessuna delle motivazioni mi ha convinta, vi dirò, e alla fine ho proseguito il mio km sotto il sole. Eppure, visto che devo tornare alla Conad almeno una volta a settimana e passo davanti al negozio... (si accettano consigli, magari senza conseguenti ricoveri alla neuro).

Fare benzina al Self non è nazional popolare
Non sta né in cielo né in terra (#Portoferro)
La stessa sera dovevo andare all'aeroporto di a Fertilia a prendere la mia adoratissima cuginetta. Come nella migliore delle storie, macchina striata da uccelli armati di notevole mira e un intero erbario sotto i tergi. Insomma, per farla breve, parto in ritardo e in riserva. Mi fermo al solito benzinaio di via Carlo Felice (perché non so come ma, se la benzina è oro puro, da lui costa come l'argento) e incappo in una macchinata di giganti spagnoli. Due metri per uno, a occhio e croce. Aspetto che si impossessino del pistolone e, dopo un breve e sconsolante confronto con la natura, si mettano a riempire la macchina. Invece?!??! Toccano tutti i tasti, senza farsi venire in mente di andare a pagare alla macchinetta.
Cordialmente, glielo spiego in inglese, e questi annuiscono, mi raccontano che sono in vacanza e che sono arrivati a Sassari per una gita. Una gita controcorrente, questo è certo. Intanto il mio ritardo si moltiplica, secondo su secondo, e anche la mia macchina post-striatura scalpita con tutti i suoi 52 cavalli - ronzini, vabbè. Il primo hidalgo continua ad aggirarsi e a scambiarsi messaggi sconsolanti con gli altri tre passeggeri: soldi? Dove? Ma gli euro si usano in Sardegna? Le carte di credito? Rispondo rassicurante, finché, allo spuntare delle terribili 21.30, perdo ogni ritegno, smetto di guardare la mia minigonna e preparo a mettere sotto le scarpe il mio orgoglio femminile per un po' di rispetto verso la puntualità (maschile) che è in me. 
Insomma, loro strabuzzano gli occhi e si consultano dall'alto dei loro 8 metri (2m x 4pirla). Che gli ho chiesto? 
- Datemi i soldi e faccio tutto io.
No, non realizzerò i loro sogni erotici con una pavese esportata, ma semplicemente infilerò con tutta la decisione dell'esperienza quella gran pistolona nella loro macchina e la rifornirò finché sarà piena. Di benzina, s'intende. 




sabato 13 luglio 2013

Magnetofono istruito/34

La via di fuga è lì. Preeeego, si accomodi...

Il 9 luglio, in un momento di garbata estasi e temporanea pace con l'universo, sulla mia pagina di Facebook ho scritto questo status:
C'è ancora speranza: interrogare due studenti bravissimi che alla domanda "cosa volete fare dopo?" mi rispondono con gli occhi brillanti che vogliono insegnare a scuola ‪#‎anticrisi‬
Non avevo fumato, né mi ero drogata, se non con le polveri pesanti (appesantite dal sudore acre e virile) dei muratori che hanno portato un po' della loro maschilità davanti alla finestra della nostra aula (ma il risultato, per intenderci, non era questo). Insomma, la premessa per dirvi che quel che leggerete - che ha dell'incredibile, okay - è però per fortuna calmierato da qualche appassionato, diligentissimo, apprezzabile, studioso studente (e la forma etimologica non è mica fatta a caso). Il problema è sempre quello: che a parlare dei bravi, non si fa ridere.
Per rispetto della privacy (= per la salute dei miei pneumatici, dei miei zigomi e del mio naso già storto di natura), non farò nomi, né specificherò alcun dettaglio che possa riportare alla sessione di esami o al soggetto. Non si facciano quindi pensieri del tipo: uellà, questa li sputtana pubblicamente!, perché in realtà i signori si sputtanano pubblicamente a ogni appello, davanti ai colleghi, a me e soprattutto (ben più importante), a loro stessi. Ho finito la tirata, ho svuotato le tasche, e ben mi sta l'aforisma-calembour di Longanesi che ho messo qui sotto.

Da "Parliamo con l'elefante" di L. Longanesi

Passerà alla storia
Io: "Bene, parliamo della metrica nella Commedia dantesca. Introduca l'argomento come preferisce, e poi vediamo...".
Aitante signorina dal piglio polemico grillino: "Per metrica bisogna contare il numero di subordinate..." e una serie di altre 'monnezze che mi hanno fatto pensare che non sapesse cosa fosse la metrica e, ben più grave, un dubbio mi colse. Vuolsi così colà:
Io (sentendomi scema): "Ma, scusi, stiamo parlando di prosa o poesia?"
Lei (con piglio sempre più polemico): "Di prosa!!".
Io (gelida e sconsolata): "Prosa?! Stiamo parlando dell'opera più nota al mondo, dopo la Bibbia e il Corano...".
Lei (alzandosi): "Eh, con tutto quello che c'è in programma, non si può studiare tutto. Pretendo di parlare con il professore!".
Vi lascio immaginare la tragicomica fine di tutto ciò. Dante avrebbe approvato. Per la punizione, io avrei scelto un contrappasso degno.

Il colorito esegeta (Dante, il ritorno)
Io, sollecitando a un'analisi di Tanto gentile e tanto onesta pare prima del calo di zuccheri: "Questo 'pare' cosa significa? 'Sembra' o 'si mostra in tutta la sua evidenza?'".
Lui (non sollevando gli occhi dal testo [non c'erano note, ho controllato], come se potesse aprirsi un link di spiegazione: "La seconda".
Io (temendo che lo avesse azzeccato per lectio difficilior): "Bene, perché?".
Lui (prorompendo con tutta la vitalità che aveva probabilmente sommato in una vita e mezzo): "Perché Beatrice non è una *bagassa".
*il termine si può spiegare più o meno così per Wikipedia. Ma la risposta corretta sta nella Nonciclopedia.
Povera Beatrice, RIP.

Il contestatore (D'Annunzio vs. Leopardi)
Lui, dopo aver chiesto l'analisi stilistica e retorica di La pioggia nel pineto: "Non mi aspettavo domande di questo tipo".
Io (non avendo ancora intuito il tipo): "E' a un esame di letteratura italiana, cosa si aspettava?"
Lui: "Eh, di usare un po' di più la testa. Non queste domande qui, che poi i ragazzi stanno lì, si annoiano, appoggiano la testa sulla mano e sono tutti tristi [mimando il gesto]".
Io: "Pensi, invece si dà il caso che l'analisi testuale, a me, diverta moltissimo".
Lui: "E' questione di gusti".
Io: "Lo chieda a Contini, Mengaldo, Baldacci... E quel che è più importante: per quanto mi riguarda, non è tenuto a divertirsi, dando un esame".
Lui: "E' che pensavo di usare un po' di più la testa...".
Io (scocciandomi parecchio ma mostrando il sorriso migliore): "Ad esempio? Parta pure dal suo divertente e stimolante approccio. Poi avremo tutto il tempo di arrivare alla stilistica".
Lui: "Ad esempio, pensavo di accostare D'Annunzio a Leopardi".
Io (trattengo un sobbalzo): "In cosa?".
Lui: "C'è la natura sia qui che lì".
Io: "E quindi? Come li accosterebbe? Così facendo può andare a ripescare anche Lucrezio o l'Arcadia, non crede?".
Lui: "Per contrasto. Leopardi ha la natura matrigna".
Io: "E D'Annunzio?"
Lui: "D'Annunzio, problemi non ne aveva".
Cacciato all'istante, penserete. No, avevo voglia di divertirmi con la sua stessa arma: far usare la testa. Segue mezz'ora di interrogazione senza requie fino al ritiro spontaneo. E di stilistica, credetemi, non c'è stato bisogno di dire una parola.

Blaterando sulla priorità della lettura dei testi e sul rispetto dei loro autori, che troppo spesso sono stuprati da giovani aspiranti esegeti, me ne sono andata a farmi una seconda colazione. In realtà, avrei dovuto scacciare l'ansia da prestazione con un'ottimo ansiolitico e un'ottima prestazione.

L'ansiolitico (immagine dal web)
La prestazione (immagine dal web)